domenica 24 marzo 2013

QUALE GOVERNO E QUALE FUTURO PER IL PAESE?


Nella mia analisi del voto, mettevo in evidenza l’entità assolutamente maggioritaria del “partito” del rifiuto del voto, espresso da oltre 11 milioni di cittadini, di più sia di quelli del centrosinistra che di quelli del centrodestra. Un voto “contro” l’intero arco dei partiti scesi in campo, dall’estrema destra all’estrema sinistra; contro quindi la casta politica e quella dirigente, cioè politica, economica, finanziaria e padronale. A questo rifiuto che di fatto è un voto contro, hanno contribuito molto le diverse componenti del Movimento, e in particolare i giovani di Occupy Wall Street degli Indignados, dei No Tav e tutte le realtà in mobilitazione e in lotta per la difesa del posto di lavoro, dei diritti sindacali messi in discussione, gli esodati e i pensionati e i generale della popolazione che ha pagato i costi della crisi. Questo non significa che sia espressione solo della sinistra, né tanto meno che abbia connotazioni ideologiche.
E’ più corretto parlare di una volontà di cambiamento radicale, a cominciare dall’abolizione dei privilegi della casta politica, per continuare con la messa in discussione delle misure economiche neoliberiste che hanno aggravato la crisi, facendola pagare ai soliti che pagano le tasse per tutti, aumentato la disoccupazione, impoverito l’istruzione pubblica e i Servizi Sociali, esteso la precarietà del lavoro e della vita anche ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato, abolito diritti sindacali, ipotecato il futuro dei giovani e dello stesso Paese, di cui hanno impedito qualunque crescita     
A questo si aggiunge il voto di protesta del M5S di Grillo, autentica “sorpresa” per tutti i politologi, i mezzi di comunicazione e i sondaggi, tutti clamorosamente sbagliati, a conferma della  incapacità di capire la realtà sociale del Paese dei primi, del  ruolo di disinformazione, di mistificazione e di propaganda dei secondi e infine di orientamento del voto degli ultimi.
Il M5S è una realtà composita, con i connotati qualunquistici del vaffanculo, ma che pone al suo centro la liquidazione dei privilegi della casta politica e su questo obiettivo si incontra col rifiuto del voto. Sono aspetti complementari di una realtà sociale vasta, variegata e diversificata.
I cittadini del rifiuto del voto e quelli del voto di protesta,assieme sono maggioranza assoluta.
Tutti i partiti hanno perso complessivamente ben oltre 10 milioni di voti e Monti ha fatto un flop, nonostante le sue dichiarazioni all’Europa, di avere il consenso elettorale degli italiani.
Dal voto sono usciti sconfitti pesantemente i rigurgiti neofascisti; lo xenofobismo secessionista e il razzismo leghista; le ambizioni populiste e autoritarie berlusconiane, con tutte le sue mirabolanti promesse; il tentativo di creare un “grande “centro, rimasto un centrino saldando il voto clericale fondamentalista, cioè la Chiesa,e quello  imprenditoriale e finanziario, con la discesa in campo di Montezemolo, di Marchionne ,Monti e delle banche; la subordinazione alle politiche neoliberiste recessive e antipopolari del PD; le nostalgie ideologiche neocomuniste, nella disastrosa alleanza con IDV, i cui reciproci elettori sono sempre stati estranei tra loro; una pattuglia di SEL resta presente in Parlamento a testimoniare una nuova sinistra ecologista e per nuovi diritti.
Al PD compete l’incarico delle consultazioni per formare un nuovo governo, che tenga presente la volontà espressa dalla maggioranza degli aventi diritto al voto che si sono espressi col rifiuto del voto e dei votanti che hanno espresso un voto di protesta; tutti per un rinnovamento radicale.
Non vi sono alternative, se si vuole rispettare questa volontà maggioritaria, se non si vuole che ancora una volta il voto sia una delega in bianco.
Bersani, nei suoi otto punti, si è dichiarato pubblicamente concorde  con le principali richieste del M5S, relative al taglio dei privilegi dei parlamentari, al dimezzamento del loro numero, ad un tetto di 5.000 euro per i loro emolumenti e per i funzionari pubblici, per la riforma elettorale e la ineleggibilità dei condannati in primo grado, ed altro; l’unico punto di dissenso sembra essere l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile; si potrebbe abbinare ad un tetto per le spese delle campagne elettorali, per permettere anche ai partiti minori di poter partecipare alle elezioni, non riservate così solo ai ricchi potenti. Se questo dovesse risultare un dissenso insuperabile per Bersani, sarebbe la classica foglia di fico.
Sia chiaro, noi non sappiamo cosa accade dietro le quinte, dove si svolgono le trattative vere.
Chiunque faccia fallire questa soluzione , si assumerebbe una grave responsabilità di fronte al Paese.
I chiunque sono i tre attori principali.
A Bersani compete l’incarico di formare un governo, la nomina dei ministri , la presentazione in Parlamento e la definizione di un programma con gli obiettivi di governo.
Bersani deve presentare un programma, coerente con le sue dichiarazioni programmatiche,  che ponga come prioritari , i punti comuni col M5S, in un primo decreto su cui chiedere la fiducia. Se non lo fa perde la faccia e dice a tutti che le sue erano solo promesse elettorali e segna la sua fine politica. Se lo fa avrebbe l’effetto di fare scoprire le carte al M5S, perché se ottiene la fiducia, il governo va avanti ed è una vittoria di entrambi e per tutti coloro che vogliono il cambiamento; se il M5S non vota la fiducia, si scopre il suo bluff, la sua irresponsabilità di fronte al Paese e Grillo si rivela essere solo un politicante capopopolo, un demagogo, un padre padrone del M5S e un irresponsabile, pericoloso per il futuro stesso della democrazia. Segnerebbe la sua fine politica
Chiunque comprende infine anche l’inquilino del Colle,Napolitano, che attualmente si oppone a questa soluzione e fa pressione sul PD per soluzioni diverse; dà un incarico a Bersani “condizionato” nel senso che vuole un governo di larghe intese, con maggioranza anche al Senato, per cui Bersani tenta  un accordo con la Lega e Monti, per avere la maggioranza al anche al Senato , senonchè Berlusconi pone le sue condizioni: che non si parli più della sua ineleggibilità, cioè vuole un salvacondotto per le sue condanne, e che lui indichi un candidato di centrodestra per il Quirinale. A queste condizioni il PDL si asterrebbe dal voto
Ora tutti capiscono che si è di fronte ad una soluzione pasticciata per dare vita ad un governo estremamente fragile, ostaggio del centrodestra e che non potrebbe attuare nessuno degli otto punti dichiarati da Bersani, né rimettere in discussione nessun provvedimento di legge fatto sotto il governo Monti, neppure la legge del coccodrillo che piange per i sacrifici chiesti agli italiani, né le leggi “ad personam” di Berlusconi. Saremmo di fronte ad un governo “del Presidente”, perché di fatto lo impone il Colle,  che continuerebbe le politiche economiche di Berlusconi e di Monti  
E’ una soluzione politicamente improponibile e impercorribile, che comporterebbe il tradimento della volontà espressa a larga maggioranza dai cittadini aventi diritto al voto, che hanno espresso col  rifiuto del voto, e col  voto di protesta, una richiesta esplicita e ineludibile di cambiamento radicale e infine anche di quelli che hanno votato partiti del centrosinistra e del centrodestra, in netta contrapposizione tra loro, in una campagna elettorale arrivata agli insulti personali.
Il voto resterebbe così una delega in bianco, dato a partiti che fanno poi quello che vogliono 
Dopo aver ignorato il suo ruolo di Garante della Costituzione, affidando l’incarico a Monti, senza elezioni, il non rispetto del voto popolare, che è il pilastro della democrazia, equivarrebbe al tradimento della volontà popolare e a un colpo di Stato. La democrazia non esisterebbe più nel nostro Paese neppure formalmente, dopo essere stata messa in mora da Napoletano e tradita nella sostansa da quando esiste, con la mancata attuazione della Costituzione.
L’inquilino del colle prima di andarsene, dunque faccia un passo indietro, per il bene del Paese.
Altrimenti si aprirà una fase molto critica per il Paese, non solo per lo scatenarsi della speculazione e per l’aggravamento della crisi economica, ma per lo stesso futuro democratico del nostro Paese, con sbocchi che potrebbero essere anche autoritari.
Sbocchi autoritari dopo le crisi, hanno fatto tragicamente storia, con Mussolini, con Hitler, con Pinochet e l’elenco potrebbe continuare con Eltsin, con i torturatori argentini e tutti quei governi autoritari che hanno imposto le ricette del neoliberismo, incompatibile con la piena democrazia.

Le componenti del Movimento che in questi anni si sono mobilitate e hanno lottato per obiettivi e proposte specifiche e settoriali, hanno espresso il loro rifiuto del voto, contro l’attuale casta politica, economica, finanziaria e padronale.
Occorre andare oltre perché col rifiuto del voto non si governa e neppure col voto di protesta.
Occorre guardare con molta attenzione a quanto accade a livello istituzionale; vigilare e se necessario mobilitarsi e scendere in piazza, per ribadire la nostra volontà di cambiamenti radicali, a cominciare dalla politica e in primo luogo della politica economica per uscire dalla crisi, facendola pagare a chi non ha mai pagato
Occorre soprattutto dare la parola al popolo dell’astensione e della protesta, raccogliendo milioni di firme su un Programma Politico Apartitico Unitario dei Cittadini, centrato su obiettivi e proposte generali e concrete, per la tutela del bene comune, per la ripresa della democrazia partecipativa.

                                NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO

                                PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO

                                SE NON ORA QUANDO? ADESSO !

La lotta continua 


martedì 5 marzo 2013

ELEZIONI, IL VOTO CONTRO E QUELLO DI PROTESTA SONO MAGGIORANZA



 
E’ finito il circo Barnun elettorale e si può farne un primo bilancio abbastanza importante, che spazza via un bel po’di luoghi comuni, tra cui quello che gli italiani sono un popolo di immaturi che credono alle favole elettorali e particolarmente  recidivi alle roboanti promesse del Cavaliere. Niente di più sbagliato. Una larga  maggioranza, ben oltre la metà, degli italiani ha espresso il più alto grado di maturità e consapevolezza, mai raggiunto in passato, perché ha capito la lezione e quanto è accaduto da quando c’è la crisi e la posta in gioco in queste elezioni, che segnano una svolta storica.
Non è un’opinione. Lo dicono i numeri e il loro significato nel contesto della crisi sociale, ormai quinquennale, più lunga e più grave di qualunque altra crisi in passato,  della recessione diventata depressione economica, dell’impoverimento economico, sociale e culturale del Paese.
Se non si valuta il risultato elettorale e il suo chiaro significato impietoso alla luce del contesto sociale,  economico e culturale, con i piedi per terra, si sragiona nel vuoto, si fa propaganda interessata.
Cominciamo col dire che su 46.906.343 aventi diritto al voto,  11.634.803 pari al 25 per cento,un italiano su quattro, non ha votato, cioè i cittadini Contro l’attuale sistema dei partiti, in toto, rappresentano il primo “partito” in assoluto, con più voti sia del Centrosinistra (10.047.607 voti), che del Centrodestra ( 9.923100 voti). Vi sono inoltre quasi 1.267.000 tra schede nulle o bianche, pari al 3,6 per cento circa, da sommare al voto Contro, quello del rifiuto.
I cittadini italiani Contro e quelli del voto di protesta a Grillo, sono larga maggioranza alla Camera e al Senato, segno che rappresentano cittadini di tutte le età, dai pensionati ai giovani , con ampia prevalenza dei giovani, la cui maggioranza sono studenti e/o lavoratori precari e/o disoccupati.
E’ l’insieme di questi due voti che  fa assumere un nuovo significato a entrambi. Il rifiuto del voto, l’astensione di per se, anche se in entità minore e crescente, c’è sempre stato e da solo poteva esprimere anche disinteresse qualunquista , mentre ora diventato maggioritario,unito al voto di protesta, rifiuto qualunquista non è più e, nella crisi, assume viceversa un connotato di classe di coloro che la pagano per tutti gli altri; che sono contro e protestano, anche se non esprimono ancora un programma politico di classe.
Il voto di protesta di per se , non va oltre la denuncia dei privilegi della casta politica,di cui tutti,a cominciare dal PD, dicono di volere tagliare il numero e i privilegi, a parole, sapendo bene di non avere la maggioranza per farlo, per cui è come con le promesse di Berlusconi o di Monti. Non mantenute e non mantenibili. La protesta non è espressione di un programma politico, né tanto meno ha connotati di classe, perché può avere molte motivazioni, anche contrapposte; da sola può esprimere il qualunquismo del vaffanculo, che nella forma non democratica  guidata da un capopopolo, ha connotati pericolosi e può portare a sbocchi imprevedibili. Anche Bossi è stato un capopopolo, pure Berlusconi lo è, per non andare indietro fino al Duce. Questa involuzione del voto di protesta, oggi è preclusa dal voto Contro e dal suo significato.
Delle motivazioni del voto di protesta a Grillo sono comunque condivisibili quelle espresse anche dal Movimento, a partire dal taglio drastico dei costi della politica, del numero dei Parlamentari e assessori regionali, dei loro stipendi, dei vitalizi  e dei loro privilegi ed altro. Non è viceversa assolutamente condivisibile il ruolo antidemocratico da capopopolo  e padre padrone di Grillo. In altri termini agli elettori del movimento 5 stelle resta l’opzione di confluire nelle liste che esprimerà il Movimento col suo programma.
Il significato inequivocabile di questo “partito” di maggioranza  di cittadini Contro, in primo luogo rappresenta l’assoluta sfiducia e il rifiuto dell’attuale casta politica, economica e finanziaria, cioè di una classe dirigente incapace e vorace e del malgoverno di partiti, gonfi di privilegi, tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra, che non vi hanno mai rinunciato.
Non ha connotati ideologici di sorta, che viceversa rifiuta. Si esprime infatti al di fuori e  rifiuta tutte le ideologie presenti in campo; in primo luogo l’ideologia neofascista dell’estrema destra; seguita da quella xenofoba e razzista leghista e populista del berlusconismo;quella fondamentalista cattolica e neoliberista del centro; quella del compromesso storico con l’ex DC e della subordinazione al neoliberismo, espresso dal sostegno al governo Monti. Sfiducia e rifiuti questi ultimi maturati già col governo Berlusconi con le sue leggi ad personam e antipopolari, a favore degli evasori. E resi irreversibili dal governo Monti espresso dalle banche e da chi l’ha sostenuto in Parlamento.
Infine si esprime al di fuori e rifiuta l’ideologia comunista, crollata col muro di Berlino, ma già posta radicalmente in discussione e in soffitta nel 1975 dai “ragazzi che volevano fare la rivoluzione”, sconfitti assieme alla classe operaia della grande fabbrica fordista, Gasparazzo.
Si tratta quindi del “partito” di maggioranza dei Cittadini Contro, che sfiduciano  e rifiutano l’attuale classe dirigente politica, economica e finanziaria, per le scelte economiche neoliberiste di austerità fatte, che hanno aggravato la crisi e la recessione economica , giunta a livelli mai visti nei Paesi della fascia mediterranea,in primis nel nostro Paese, per l’entità della disoccupazione , della precarietà del lavoro e della vita, di cui i potenti vogliono ipotecare persino il futuro. I governi di Berlusconi e di Monti, hanno prima portato il Pese sull’orlo del baratro negando la crisi e poi hanno aggravato il debito pubblico,  senza alcun segnale di uscita dal tunnel , né di una possibile crescita economica, per la quale la classe dirigente imprenditoriale ha distrutto o venduto all’estero le grandi imprese high tech necessarie per l’innovazione tecnologica, per cui, ora,mancano le condizioni strutturali nel nostro Paese per competere nella globalizzazzione.
Una crisi fatta pagare interamente ea chi paga le tasse per tutti, lasciando inalterate l’evasione e la corruzione, di cui il nostro Paese ha il triste primato, diventato anomalia in Europa, come per quello dell’economia delle mafie, la prima azienda con 150 miliardi di euro di fatturato.
 Vengono smascheratì il ruolo dei sondaggi e dell’informazione radiotelevisiva, clamorosamente sbagliati sull’astensione e su Grillo, rivelando che non sono altro che propaganda e un mezzo di condizionamento di massa, fatti per orientare il voto

Il calo dei votanti è stato del 5 per cento rispetto alle politiche del 2008, di per se poco significativo e in atto da diverse tornate elettorali; il suo significato dirompente si capisce appieno se abbinato al voto di protesta
Viene meno in primo luogo il timore di un’affermazione della destra, come sbocco politico della crisi, come accaduto col fascismo, poi col nazismo; scaccia questi fantasmi del passato; indietro non si torna. Infine viene rifiutata l’ideologia recessiva neoliberista, affermatasi con l’austerità, dopo la crisi energetica del 1973 e le successive fino al 2008. Questo è il dato più denso di significato, perché mette in discussione il capitalismo neoliberista e le sue ricette, subentrate al Keynesismo.Un dato di portata storica che dice che occorre cambiare radicalmente l’attuale sistema finanziario,economico e politico.
Non è una mia opinione. Lo dicono i numeri e il confronto con le elezioni del 2008 alla Camera

Il Centrodestra perde il 17,8 per cento dei propri voti, più del Centrosinistra che ne perde il 9 per cento.
L’estrema destra, fascista nostalgica e squadrista, perde il 60 per cento dei propri voti, passa da 1.100.000 circa a 400.000 voti, perdendone circa 700.000;
La Lega Nord, con le sue minacce di secessione e il suo xenofobismo razzista, ne perde 1.634.387 il 54 per cento, oltre la metà.
Il PdL ne perde in assoluto più di tutti, 6.297.343, il 53,7 per cento, nonostante l’onnipresente Berlusconi con le sue mirabolanti promesse, su tutte le reti, Rai e Santoro compresi; non prende i voti dei siciliani a cui ha ripromesso il ponte sullo Stretto, né quelli dei giovani a cui ha promesso 4 milioni di posti di lavoro, né quelli del ceto medio a cui ha promesso la cancellazione dell’Imu, l’unica tassa sul patrimonio immobiliare non evadibile, perché gli immobili si vedono, ancorché iniqua sulla prima casa non di lusso.
Il Cavaliere perde più della metà dei suoi voti, è il principale sconfitto. Ma nella sconfitta, non per la sua forza ma per la debolezza altrui, raggiunge l’obiettivo che si era prefisso : rendere ingovernabile il Paese con un governo in cui il PdL non sia presente, col suo potere di veto e di condizionamento, come successo col governo Monti, che infatti ha continuato la politica economica antipopolare del suo predecessore. A lui sta bene che il Paese sia ingovernabile, <<senza di me non si governa>> e non conta niente il prezzo che il Paese pagherà per  questo, perché è un prezzo che non pagherà lui.
Il Centrosinistra perde 4.432.000 voti, pari al 28,4 per cento; di questi il PD ne perde 3.452.606, quasi un terzo dei propri voti. Paga così il rifiuto di andare all’elezioni dopo le dimissioni di Berlusconi, come imponeva la Costituzione, inosservata da Napolitano che doveva esserne il garante; paga suo sostegno a scatola chiusa, al governo delle banche, responsabili della crisi e di Monti , il loro uomo; paga la sua subalternità alle scelte neoliberiste, recessive, profondamente antidemocratiche, di aumento delle disuguaglianze, di impoverimento della popolazione  che paga la crisi e l’arricchimento dei ricchi potenti. Dice di farlo“ per il bene del Paese” “ per evitare la bancarotta” .
 Menzogne perché il bene del Paese non l’ha fatto e la bancarotta era uno spauracchio, dato che l’Europa non poteva permettere la bancarotta del Paese con la terza economia per entità, per non decretare la propria fine. Stavolta il mancato successo e il calo dei voti non lo può attribuire ad altri che a se stesso
Monti e Casini, cioè il potere delle banche e della Chiesa fondamentalista e conservatric , ottengono 3.591.560 voti, pari al 10,6 per cento; UDC perde 600.000 voti; nonostante la scesa in campo di Montezemolo e l’appoggio esplicito di Mr Marchionne a Monti. Lui aveva dichiarato all’Europa di avere il consenso degli italiani alle sue misure economiche. Falso; la lista per Monti, ottiene solo quasi 2.824.000 voti , nonostante la grancassa masmediatica , in cui sembrava che lui e il Cavaliere, fossero i due principali esponenti in lizza.
Monti si era impegnato a ridurre il debito pubblico, che invece era salito, in meno di un anno da 1900 miliardi a 2014 miliardi; a riportare lo spread a livelli fisiologici e invece ha continuato il suo percorso sulle montagne russe, sopra quota 300; a fare ripartire la crescita che invece non c’è e la recessione si è aggravata ed è diventata depressione; il tutto grazie alle sue misure neolibereiste recessive che hanno aumentato le disuguaglianze.Non ha raggiunto gli obiettivi ufficiali dichiarati di riduzione del debito e della crescita;  le critiche rivoltegli da Berlusconi erano vere, solo che venivano dal pulpito sbagliato, che aveva portato il paese sull’orlo del baratro.
Con Monti viene sconfitto l’ambizioso progetto che ci stava dietro, di saldatura tra il potere delle banche, dei grandi industriali e della Chiesa più reazionaria, sconfitta nella battaglia contro la modernità, travolta dagli scandali della pedofilia, e non ancora del tutto pulita per la politica dello IOR
Quello che doveva essere un “ grande centro” resta un centrino, che deve dire addio alle sue ambizioni di classe dirigente e di ago della bilancia in politica.
La sinistra radicale, che si rifà all’ideologia comunista, liquidata dalla storia con le macerie del muro di Berlino, per la seconda volta non ottiene il quorum per entrare in Parlamento, tranne la piccola pattuglia di Sinistra Ecologia e Libertà, che ha avuto l’intelligenza di non qualificarsi come comunista. SEL che rappresenta anche i Verdi oltre a una parte dei voti comunisti, prende 1.090.802 voti e entra in Parlamento.
Se si sommano i voti di Rifondazione Comunista e dei verdi del 2006 e dell’IDV di Di Pietro nel 2008 si ha un totale di 4.607.488, a fronte dei quali SEL e Rivoluzione civile ne prendono 1.855.876, con una perdita complessiva di 2.751.612 voti, cioè circa il 50 per cento.
La sinistra sinistra o radicale che dir si voglia, non perde il vizio di frammentarsi e frantumarsi e la componente neocomunista non entra in Parlamento per la seconda volta.
E’ una sconfitta definitiva  e ribadita dunque, che ratifica la sua liquidazione, che impone una  presa d’atto senza se e senza ma, che potrà liberare dagli steccati ideologici e talvolta settari, di importanti energie per il Movimento, per la sua crescita, diffusione e sviluppo, perché si tratta di compagni militanti in prima fila nell’imppegno nel sociale.
 L’unione a fini solo  elettorali dell’elettorato potenziale di Di Pietro, De Magistris e Ingroia  e quello degli ex di Rifondazione Comunista e di Diliberto è risultato un fallimento totale,innanzi tutto perchè si trattava di due elettorati diversi e nei fatti inconciliabili sotto troppi profili.
La presenza della Fiom, non poteva garantire di per se, il voto degli operai delle grandi fabbriche, il cui peso elettorale è numericamente diventato meno importante e con un ruolo ridotto, a seguito della scomparsa di buona parte delle grandi fabbriche e della ristrutturazione, robotizzazione, esternalizzazione ecc ecc , se non si salda con quello degli operai delle fabbriche piccole e medie, dove l’art.18 non esiste e al di là di steccati di categoria sindacale, e in particolare ai problemi dei lavoratori precari giovani e non in tutti gli altri comparti lavorativi e ai disoccupati.
Alla Fiom resta aperta la possibilità di una sua evoluzione politica nell’ambito del Movimento, oltre la sua logica di categoria sindacale, per rappresentare gli operai e i lavoratori  di tutte le fabbriche di tutti i settori produttivi, agricoli, della distribuzione, dei servizi, pubblici e privati e in particolare i lavoratori precari e i loro diritti; si tratta do dare vita ad un nuovo soggetto sindacale-politico, componente fondamentale del Movimento
Occorre andare oltre la logica solo sindacale e guardare ai problemi dei cittadini che pagano la crisi, ai problemi del Paese e di chi lo dovrà dirigere.
Per l’ingovernabilità che ne consegue, la casta politica, imprenditoriale, economica e finanziaria, deve ringraziare se stessa, che ha gestito il Paese e ha portato a questa situazione, che ha determinato per reazione il non voto Contro e quello di protesta  come conseguenza e come primo passo per una alternativa, che non può che iniziare dal rifiuto del presente, dalla sua liquidazione politica di classe dirigente..
Ingovernabilità che  avrà un pesante costo economico, con la ripresa della speculazione e la guerra del dollaro contro l’euro di un Europa, che nonostante sia al primo posto come economia, un gigante economico e tecnologico, è un nano politico , guidato dalla troika della Bce, FMI e Banca mondiale, e da governi di centro destra con politiche neoliberiste e dalla locomotiva tedesca; ingabbiato nei vincoli del trattato di Maastrict e subordinato all’egemonia dei petrodollari.
Non so quali conigli dal cappello possano tirare fuori i partiti né cosa potrà fare un governo ostaggio dei veti incrociati, comunque a termine; sicuramente non ci potrà portare fuori dalla crisi, né innescherà una crescita,  non cambierà il meccanismo elettorale, né liquiderà i privilegi e il potere delle caste.
Il Quirinale deve tenere presente il risultato elettorale e il suo significato, se stavolta vuole rispettare la Costituzione; non tenerne conto equivarrebbe ad un colpo di stato. Non sono quindi proponibili inciuci tra partiti che hanno chiesto e ottenuto voti, per motivazioni contrapposte, salvo tradire il mandato ricevuto. Una “grande coalizione” PD,PDL,Monti, sarebbe sotto questo profilo incostituzionale; una che veda assieme PD, Monti e M5S è improponibile per i veti incrociati ; resta la possibilità di un governo PD e M5S, qualora Bersani accetti le richieste fondamentali di Grillo, che , a parole, ha detto di condividere. Sarebbe il male minore e potrebbe fare una riforma elettorale per nuove elezioni.
Le pressioni per una riedizione di un governo di larghe intese sono enormi; in questo caso,all’orizzonte si profila una nuova manovra economica, di nuovo “ per il bene del Paese, per evitare la bancarotta”. Un film già visto. Un brutto film di zombies che sopravvivono alla loro morte, alla guida di un Paese allo sbando.
Dipenderà quindi da noi.
Il rifiuto del voto esprime il voto del rifiuto, il voto Contro questo tipo di società e dell’intera sua classe dirigente, politica, economica, finanziaria:
Il primato del voto Contro e di protesta ratifica gli attuali rapporti di forza elettorali, con la forza dei numeri, ma non è una vittoria perché non è una soluzione dei nostri problemi; non ha potere decisionale sulle scelte da fare e sugli obiettivi da perseguire.
In altri termini non governa e lascia che altri lo facciano; se non saranno capaci di farlo, per i veti incrociati, per i compromessi indicibili che impediranno soluzioni positive alla crisi, il nostro Paese sarà oggetto di una speculazione feroce, il cui prezzo lo pagheranno i soliti,quelli che hanno sempre pagato.
Da però un’indicazione chiara, dice che occorre ripartire da capo, pone all’ordine del giorno, la necessità assoluta  di costruire  un’ alternativa, libera dai vincoli ideologici vecchi e nuovi , che resta dunque tutta da individuare e concretizzare, a partire da dove è arrivato il Movimento con la mobilitazione e le lotte di questi anni.
Il risultato sul piano elettorale dei cittadini Contro e col voto di protesta, ottenuto dal Movimento con la mobilitazione e le lotte di questi anni, non è da poco. Era necessario dire NO al voto-delega in bianco e all’attuale sistema politico, economico, imprenditoriale, finanziario, in altri termini all’attuale classe dirigente. E da qui si riparte.
Il Movimento, nelle sue articolazioni non è riuscito ancora ad andare oltre il rifiuto, oltre il voto Contro, per approdare al voto Per, cioè  esprimere un Programma Politico Apartitico Unitario dei Cittadini, fatto di obiettivi generali e concreti, che affrontino l’intera condizione dei cittadini che stanno pagando la crisi; il superamento della precarietà; il rifiuto di pagare la crisi facendola pagare a chi non ha mai pagato; una via d’uscita dal ricatto del debito sovrano; la liquidazione delle caste politiche, economiche e finanziarie e della loro corruzione, con l’abolizione retroattiva dei loro privilegi  che, con le banche,  ci hanno portato a questa situazione; il recupero totale dell’evasione e dei soldi delle mafie ed altro ancora.
Il rifiuto del voto ha posto all’ordine del giorno il rifiuto di questo tipo di società e dell’intera sua classe dirigente, politica, economica, finanziaria.
Non compete a loro cambiare radicalmente lo stato delle cose, perché ne sono incapaci, quello attuale lo hanno determinato e gestito loro e gli sta bene così.
Spetta ad altri. Spetta a tutti noi . Non vi sono alternative. Non sprechiamo il tempo che ci resta. Non ce n’è molto. Settimane? Pochi mesi? Non di più
Benvenute alle iniziative per mettere all’ordine del giorno le linee per un coordinamento nazionale di tutte le realtà del Movimento, per definire le linee fondamentali di un Programma Politico Apartitico Unitario dei Cittadini e del che fare. Da subito

Nel mio libro UNA SPIA DA UN MILIONE DI DOLLARI in vendita on line sui siti ilmiolibro.it, lafeltrinelli.it e nelle librerie La Feltrinelli, ho riportato una mia proposta fatta a Pisa un anno fa, senza esito, di Programma Politico  Apartitico Unitario dei Cittadini; sicuramente da migliorare e soprattutto integrare. A cominciare dalla revisione della supremazia del dollaro emersa da Bretton Wood e nelle crisi energetiche, dalle quali i petrodollari diventano l’unica moneta di scambio internazionale, ai trattati di Maastrict fino alla Bce che può prestare soldi solo alle banche private ma non agli Stati.
Entro infine nel merito del Che fare? Dare la parola ai cittadini, attraverso la raccolta di milioni di firme, tanto per cominciare
                      NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO
                 PAGHI LA CRISI CHI NON HA MAI PAGATO
                     SE NON ORA QUANDO? ADESSO!


Antonio Marraccini