venerdì 15 luglio 2011

IL PERCHE' DEL TITOLO


Il titolo attuale del libro è <<Una spia da un milione di dollari>>, perché può essere più stimolante, più accattivante per un lettore. In realtà tiene conto del fatto che quella vicenda è stata una discriminante nella mia vita, per cui, da allora  c’è un prima e un dopo, dovendo rifarmi una vita da zero, da disoccupato Un titolo che non rende conto tutto quello che è accaduto dopo e non è poco.
Il titolo precedente “L'ultima battaglia”, originariamente “Un’esistenza di vite diverse”, esprime un’idea più forte di quella del cambiamento. Il contesto, le circostanze e le situazioni radicali hanno segnato la mia esistenza, modificandola, di volta in volta, sino a viverla come vite diverse tra loro, intense, girando pagina ogni volta, dopo avere fatto il bilancio del mio vissuto; potrei dire di averle bruciate, per la loro intensità.
D’altra parte, ciò che ha unito questi passaggi di vita è stato un filo rosso importante: l’andare contro corrente, la lotta contro il potere e lo status quo.
Del resto è accaduto ancora pochi anni fa quando sono rimasto solo e sta accadendo di nuovo oggi in cui, con questa autobiografia, faccio i conti conclusivi con il passato, prima di iniziare un’altra vita.
Certo, potrei dire che ho sempre cercato e individuato di volta in volta un filo rosso interiore che si è snodato e che collega le mie vite , ma ho l’impressione che si sia trattato di fili rossi diversi, ripescati nel profondo cosciente di me stesso, sapendo che emerge da un inconscio insondabile e consapevole che può esserci è c’è differenza tra il lato pubblico e quello intimo di un’esistenza
Quattro foto pubbliche testimoniano vite diverse.
La prima è sulla cronaca di Pisa della Nazione del 29 Febbraio 1968 ( anno bisestile) e mi ritrae all’alba con masserizie sulle spalle
<< Alcuni studenti mentre smobilitano>> recita la didascalia.
PER L’OCCUPAZIONE DELLA SAPIENZA DELL’ANNO SCORSO
SETTANTUNO MANDATI DI COMPARIZIONE EMESSI DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
Il 4 Marzo cominceranno gli interrogatori degli studenti che furono trovati dalla polizia all’interno dell’edificio. Lo stesso giorno riapre Lettere e ricominciano gli esami. Domani il congresso dell’ANPUR.
Agli ordini del questore poliziotti e carabinieri, alle 5 del mattino dell’11 febbraio penetrarono da un ingresso secondario nella Sapienza occupata….L’intervento della polizia segnò una svolta nella storia delle agitazioni studentesche : era la prima volta, dal dopoguerra, che agenti entravano in Sapienza….L’occupazione …era stata decisa a Bologna da studenti di alcune università italiane, che avevano scelto Pisa, sia perché la Sapienza, con le precedenti occupazioni, faceva <<storia>> nelle agitazione degli atenei, sia perché l’11 febbraio si sarebbero riuniti a Pisa i rettori di tutte le università…..Ma la situazione era notevolmente difficile fin da prima, perché già da diversi giorni erano state occupate le facoltà di lettere, di chimica e di fisica. La decisione di far intervenire la polizia, che destò scalpore, fu giustificata dalle autorità accademiche, le quali affermarono che all’occupazione stessa, attuata da << un commando di sconosciuti>>, era contraria la stragrande maggioranza degli universitari pisani. Ecc ecc.
 Come si capisce per i sepolcri imbiancati delle autorità accademiche le agitazioni degli studenti, le loro cause e le loro richieste era solo un problema di ordine pubblico, da risolvere “manu militari” e non esitarono a farlo segnando effettivamente una svolta in tutti gli atenei occupati in Italia ; era la prima volta dal dopoguerra, perché prima della Liberazione, poliziotti e polizia politica erano di casa nelle università e nella loro epurazione da ebrei e antifascisti .
Io non facevo parte di un “ commando di sconosciuti”, ero uno studente frequentante regolarmente le lezioni di chimica  al terzo anno , come studenti frequentanti erano tutti gli altri, certamente “ sconosciuti “ a quelle autorità baronali di cui mettevamo in discussione il potere assoluto e rivendicavamo il nostro diritto di parola sulle questioni della didattica e della ricerca universitaria . Ero tra gli studenti andati a Bologna, su mandato dell’assemblea di chimica, di cui ero diventato uno dei portavoce nelle riunioni e non avevo alle spalle alcun partito o organizzazione; ero uno dei tanti studenti provenienti dagli ITIS con la liberalizzazione dell’accesso, mentre io, perito chimico, tre anni prima avevo dovuto superare un esame di chimica per l’ammissione a chimica (!) ; figli della piccola borghesia e di operai, lavoratori-studenti ai quali prima era precluso l’accesso ai massimi livelli d’istruzione; portatori di nuove esigenze che richiedevano un cambiamento profondo e radicale culturale e di mentalità e delle strutture universitarie, concepite solo per una ristretta elìte.
 Un’occupazione decisa da un’assemblea di diverse centinaia di studenti, quanti ne conteneva  il cortile gremito e altre centinaia nella strada antistante la Sapienza , concordi e compatti nel respingere l’assalto , questo si , tentato da “ un manipolo” di fascisti, scomparsi tra urla ostili e con la coda tra le gambe e mai più visti a Pisa, dove per loro non tirava aria salubre.
Un’altra foto in quella circostanza ritrae di spalle e con i capelli biondi, Riccardo, l’amico fraterno più importante della mia età adulta, con cui divisi per anni la camera, le notti trascorse a parlare di quanto accadeva, delle mie numerose vicende sentimentali, di filosofia della scienza e di tutto quello che ritenevamo importante per noi, compreso il sogno di una casa di legno, che ho realizzato; le cene pantagrueliche di pappardelle alla lepre e carni alla brace, alle quattro strade, per interrompere il tran tran dei pasti frugali alla mensa ,la preparazione di esami e le ore di relax in Piazza dei Miracoli, col prato come fiorito di studenti a prendere il sole e che negli anni successivi ho rincontrato a fare ricerca all’Istituto Guido Donegani di Novara, dove ho dormito a casa sua , in occasione delle voci dei tentativi di golpe , in cui dormivo fuori casa per precauzione ; prima di ritornare a Carrara; dopo una breve gita ai Ponti di Barga; con suo figlio Francesco che mi veniva a vedere mentre dormivo e mi chiamava zio e che, cresciuto è la sua immagine spiaccicata e Sara, la sua principessa dai capelli d’oro e Bianca, che conobbe a mensa e gli ricordava una bellezza severa, da segretaria con gli occhiali e gli occhi azzurri bellissimi e i suoi due levrieri irlandesi che erano uno spettacolo a vederli correre e l’ultimo figlio Emanuele, che non si aspettava;  il male incurabile di cui soffriva e di cui non parlavamo mai, se lo portò via, ancora troppo giovane e non mi resta che guardarlo in una nostra foto che tengo sulla scrivania.
L’interrogatorio non ci fu; fummo schedati ufficialmente, dopo esserlo già stati non ufficialmente, grazie alle riprese televisive delle nostre assemblee aperte, mai messe in onda, che finivano in questura.
E la questura di Milano ,23 anni dopo (!), nonostante fossi incensurato, le conservava ancora << lei è una vecchia conoscenza per noi, su di lei c’è un voluminoso fascicolo>> (!) aveva detto il capo della Mobile di Milano e ne aveva informato la stampa.
Siamo alla seconda foto
Sulla prima pagina del Corriere della Sera del 15 febbraio 1990 , mi ritrae con i capelli ormai molto imbiancati, con aria pensosa e gli occhi semichiusi per la luce radente, guanti e cappotto mentre consegno la mia borsa a due agenti in borghese; altre foto immortalano l’evento nella pagine interne, con lunghi articoli in cronache italiane e di Milano
Didascalia in prima pagina
UNA SPIA DA UN MILIONE DI DOLLARI
Milano – Un clamoroso tentativo di spionaggio industriale è stato sventato dagli agenti della Digos. Un ricercatore di primo piano della Montefluos, società del gruppo Montedison-Ferruzzi, è stato bloccato l’altra mattina davanti all’hotel Hilton : pochi minuti prima aveva ritirato una valigetta con un milione di dollari, ricevuti in cambio della cessione di alcuni importantissimi brevetti.
Il ricercatore, Antonio Marraccini, 46 anni ( nella foto tra due agenti davanti all’albergo) abitante in provincia di Novara, in passato militante di Lotta Continua, si era messo in contatto cinque mesi fa con la multinazionale statunitense Du Pont per la vendita dei segreti industriali.
In uno degli articoli  interni viene ribadito <<  in passato esponente di lotta Continua ( la sua casa fu perquisita dopo il delitto Calabresi e venne denunciato per l’occupazione dell’università di Pisa )>>
Parlo diffusamente di questa brutta storia altrove; mi limito a sottolineare che i fotografi non erano affatto presenti per caso e che la Mobile ha voluto completare il quadro della “ brillante operazione” con l’inquietante notizia della perquisizione per l’omicidio Calabresi, di cui proprio in quei giorni riprendeva il processo., per completare il profilo della “spia”.
Sulla rivista scientifica internazionale Chemical and Engineering News il 26 febbrario, Montedison fece pubblicare questa comunicazione : <<Police in Milan, Italy, arrested a Montedison researcher earlier this month on charges of stealing confidential company documents and attempting to sell them to Du Pont for $ 1 million....arrested Atonio Marraccini, a junior  chemist i a team that developed the new patented manufacturing process for its sub sidiary Montefluos.....the process put Montefluos “ two years ahed of ccompetitors” with a simpler, more economic technique that produced a wider range of final products....currently use a difficult , low yeld  process.It is a multimillion dollar market .
Vengono evidenziati i vantaggi della nuova tecnologia sulle altre e la dimensione del mercato. Con questo comunicato hanno voluto bruciarmi all’estero e sponsorizzare la scoperta.

Dopo una breve intervista televisiva su RAI 3, fatta all’ottavo giorno (!) dello sciopero della fame di 12 giorni, fatto in Piazza Monte Citorio, davanti al Parlamento, come presidente dei Comitati Insegnanti Precari (CIP) assieme ai colleghi del Direttivo Nazionale, la terza foto lo ritrae con un cartello sul petto << sciopero della fame>> , i capelli ormai bianchi, su La Stampa giovedì 7 dicembre 2000, in cronaca di Novara :
UN INSEGNANTE RIFIUTA IL CIBO
LA PROTESTA ALL’ISTITUTO DI BORGOMANERO PERCHE’ NON PAGANO STIPENDI AI PRECARI
L’articolo spiega le ragioni della protesta <<…nelle due province siamo in circa settecento , in una condizione inaccettabile….Molti di noi sono in affitto e si trovano in gravi difficoltà a far fronte al pagamento della pigione. C’è il caso di una collega che non può pagare l’affitto e ha ricevuto lo sfratto ed un’altra che è caduta dalle scale a scuola, in servizio, e si trova con metà stipendio>> I precari protestano anche perché sono esclusi dalle elezioni per le rappresentanze sindacali…
Una quarta foto nel 2007 lo ritrae sorridente , come docente di ruolo,di nuovo in sciopero della fame, questa volta per l’abrogazione della cosiddetta “ riforma Moratti”, attuato all’ITIS “ L. DA VINCI” di Borgomanero, attuato per 10 giorni pur continuando ad insegnare fino alla fine dell’anno e dormendo in Istituto su una brandina per i militari presenti in occasione delle elezioni politiche nell’istituto seggio elettorale, uno sciopero  che ricevette e mail di solidarietà in rete dai colleghi da tutto il paese e che ricoprivano parecchi metri quadrati di una parete, sotto la scritta “ abroghiamo la Moratti”
E siamo ai giorni nostri, in cui i docenti precari lottano contro i tagli della Gelmini, che li espelle a decine di migliaia dalla scuola, dopo anni e decenni d’insegnamento e di professionalità acquisita e arricchita sul campo, ancora oggi discriminati dalla disparità di diritti sindacali a fronte dei pari doveri e della unicità della funzione docente e della collegialità dell’azione del corpo docente, che il governo di destra vuole frantumare, impoverendo e dequalificando l’istruzione pubblica.
Cose contro cui ho lottato per tutti gli anni passati da insegnante e di cui ho scritto abbondantemente e messo in rete e che mio figlio potrò leggere sui dischetti che gli ho lasciato.
Aspetti che la dicono lunga sulla corresponsabilità dei sindacati confederali che ratificano nei contratti collettivi nazionali queste discriminazioni, compreso un articolo che vieta la trasformazione del rapporto di lavoro da contratto a tempo determinato a contratto a tempo indeterminato, nonostante una legge dello Stato, la 352 lo preveda dopo due incarichi annuali .
Posso soltanto osservare che le forme di lotta eclatanti e clamorose che iniziammo ad attuare autonomamente dal basso per primi negli anni ’90 , considerati mosche bianche da chi vedeva solo gli scioperi e la manifestazione a Roma, con costi insostenibili per i precari e che pesano sempre più su stipendi e salari impoveriti progressivamente nel loro potere d’acquisto , con la crisi devastante che continua a tagliare i posti di lavoro a centinaia di migliaia, le nostre forme di lotta di allora stanno dilagando in tutte le fabbriche e sono diventate il simbolo di questa stagione di lotte disperate per il posto di lavoro.
Tentai e proposi di coordinare su scala nazionale queste forme di lotta attuate dal basso per dare loro maggior forza e incisività e allargare la solidarietà attiva a loro sostegno, condizioni decisive per vincere, ma non ci riuscii al livello di estensione necessario.
E questo è il suggerimento che lascerei ai docenti precari , ricordando loro che le vittorie passate non tutelano per sempre e che le conquiste fatte non sono eterne, se non le difendiamo e le portiamo sempre più avanti; un messaggio che riguarda i precari tutti e i lavoratori che stanno lottando per ottenere un posto di lavoro o salvare quello che hanno, in sicurezza, per poter affrontare la vita.

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